La moneta non ha etica

L’intesa fra le cinque Banche centrali – Banca centrale europea, Federal Reserve, Bank of England, Bank of Japan e Banca nazionale svizzera – per immettere liquidità in dollari nel sistema bancario europeo, e contrastare così un’ondata deflazionista derivante dal ritiro degli operatori americani dal mercato dell’euro, ha rivitalizzato di colpo le Borse, in particolare i titoli bancari, e ha temporaneamente migliorato le quotazioni dei debiti pubblici.
9 AGO 20
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L’episodio è importante al di là delle sue circostanze specifiche perché ha fatto emergere una collaborazione fra Banche centrali che, in altre fasi pericolose della crisi, era mancata. Si è visto quindi che la cooperazione fra autorità monetarie può sventare agevolmente i movimenti ondivaghi dei mercati, anche in una situazione emotiva prossima al panico in cui il volo d’una farfalla può produrre una tempesta.
Le critiche tedesche alla Banca centrale europea, alla quale si imputa di tenere “comportamenti eterodossi”, in questo caso si infrangono di fronte alla constatazione che essa, con i dollari ottenuti dalle altre Banche centrali, sta svolgendo il suo compito di stabilizzare l’offerta di moneta. Questo non consiste solo nell’evitare di espandere la massa monetaria per sventare l’inflazione e le bolle speculative su titoli e immobili. Consiste anche nel compito simmetrico. La regola aurea dell’economia di mercato è quella della moneta neutrale, non della austerità monetaria come scelta etica.